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domenica 16 dicembre 2018 ..:: SPIRITUALITA' » Testi e preghiere di Chevrièr ::.. Registrazione  Login
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Sintesi e prospettive

Centralità della sequela nella vita cristiana e nell'esperienza spirituale di Chevrier

Si può con certezza affermare che la vita cristiana trova il suo asse unificante e la sua ispirazione permanente nella conoscenza, amore e sequela di Gesù Cristo, considerato come Inviato del Padre. Tramite l'esercizio spirituale della sequela il discepolo concretizza nella sua vita, in forma radicale, il riferimento alla persona e missione di Gesù Cristo che, nel Vangelo di Giovanni, ebbe a dire: "In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv. 15,8). Anche la storia della spiritualità conferma che il discepolato evangelico rappresenta la formula breve del cristianesimo, in quanto la sequela di Gesù Cristo è stata la norma fondamentale che ha spiritualmente guidato e sorretto generazioni di credenti, al punto che la storia della santità altro non è che la storia dei discepoli e seguaci di Gesù, che si sono succeduti lungo i secoli. In tal senso non desta meraviglia che la sequela Christi costituisca pure il nucleo spirituale della figura e dell'opera del beato Antonio Chevrier. Il suo cristocentrismo che costituisce la chiave interpretativa più completa e l'ispirazione permanente dell'esperienza spirituale di Padre Chevrier. Tutta la sua spiritualità, basata sul dinamismo inclusivo della conoscenza, amore e sequela di Gesù, è una riuscita sintesi spirituale tra discepolato e apostolato. La feconda articolazione si nota fin dal momento della "conversione" nella risoluzione presa dal fondatore del Prado di "seguire Gesù Cristo più da vicino" allo scopo di "lavorare più efficacemente alla salvezza delle anime". Egli inoltre ha posto l'accento nel seguire il Maestro in tutti gli aspetti della sua vita di Mandato dal Padre. "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20,19), è stata la parola di Gesù che, meditata incessantemente dal Padre Chevrier, ha costituito la sorgente della sua comprensione della missione del prete e della sua maniera di viverla. Infine coniuga sapientemente sequela e missione dedicando molto tempo allo studio, sia del Vangelo, sia delle lettere dell'apostolo Paolo, da lui ritenuto il "modello per i preti". La sequela del discepolo e apostolo di Gesù divenne il fulcro e il "precipitato storico" della sua esperienza spirituale.

Il ruolo del desiderio

La seconda acquisizione in sede di valutazione finale riguarda il ruolo specifico del desiderio in ordine al discepolato evangelico come contributo per le decisioni significative. Riteniamo si tratti dell'aspetto di maggior attualità e utilità della spiritualità di Padre Chevrier. Qui intendiamo parlare delle decisioni vocazionali significative o, per riprendere la simbologia spaziale, di tipo verticale, che hanno il sapore della definitività e impegnano in modo essenziale la libertà della persona. La grazia del Natale 1856 rappresentò il momento, nel quale don Antonio dimostrò il coraggio di passare dalle emozioni alle decisioni, un esodo che la generazione attuale, non solo quella giovanile, compie con sempre maggior fatica. In Padre Chevrier ritroviamo una guida sicura per passare dalle emozioni alle decisioni significative al punto che abbiamo anche parlato di un vero e proprio stile decisionale: lento nel prendere la decisione, perseverante una volta deciso, carismatico nel coinvolgere altri nell'impresa. Il suo stile decisionale sta a significare anche che la volontà, opportunamente guarita, è in grado di diventare la cura delle "patologie della decisione". Il ruolo del desiderio nel discepolato evangelico di Padre Chevrier dimostra la modernità spirituale del nostro autore che, in un'epoca in cui le scienze umane non avevano ancora affinato i loro strumenti, parlò apertamente dell'importanza del desiderio e della necessità di "coltivare l'attrattiva per Gesù Cristo" per poter diventare suoi veri discepoli e può continuare ad offrire un valido contributo al sorgere nella chiesa decisioni vocazionali significative.

La polarizzazione mistico-apostolica della sequela di Gesù

La terza sottolineatura, riguarda la polarizzazione mistica che riceve la sequela Christi di Padre Chevrier. L'origine carismatica della sua esperienza spirituale, l'analisi delle espressioni linguistiche più caratteristiche, sono state alcune sottolineature della dimensione mistica all'interno della sua esperienza spirituale. Credo che non si sottolineerà mai abbastanza l'aspetto umanizzante che la pratica della sequela di Gesù dischiude al discepolo di Cristo e bene fa il Concilio ad affermare: "Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più uomo" (GS 41). Ritengo pure fondamentale, come si è fatto in passato, insistere sulla dimensione apostolica della sequela di Gesù che non spinse il Padre Chevrier a rinchiudersi nel chiostro, ma alla decisione di "seguire Gesù Cristo più da vicino, per rendersi più capace di lavorare efficacemente alla salvezza degli uomini", specialmente tra i "poveri", i "peccatori" e gli "ignoranti" del suo tempo. Quello che, finora mancava, era un approccio mistico all'esperienza spirituale di Padre Chevrier. Ho ritenuto mio dovere contribuire nello sforzo di colmare tale lacuna, perché come qualcuno giustamente disse: "oggi il cristiano sopravviverà solo se sarà un mistico". In tal senso la sequela di Gesù è un contributo per riportare la mistica al centro dell'esperienza cristiana. Oggi, infatti, è urgente insegnare alle persone a cercare e trovare Dio non tanto nelle esperienze limite o estreme, ma piuttosto nel limite di ogni esperienza. Il mistico è la persona che, come insegnano i maestri di vita spirituale, ha imparato a "trovare Dio in tutte le cose". Senza intaccare la sua "misura alta" occorre veicolare una visione meno elitaria dell'esperienza mistica. Il suo alto profilo spirituale non viene intaccato se essa, anziché riservata a "super-uomini" o "super-donne" che vivono fenomeni spirituali straordinari, viene presentata come accessibile a tutti i cristiani in virtù del loro battesimo. La sequela Christi, esperienza spirituale aperta ad ogni battezzato, se vissuta con la decisione e il desiderio di cui Padre Chevrier è maestro, spalanca le porte alle vette della mistica, in quanto non termina nella rigida pratica di un modello semplicemente esteriore ma spinge e insieme attrae il discepolo a desiderare la conformità con Gesù Cristo, suo unico Maestro, nel triplice mistero della mangiatoia, del calvario e del tabernacolo.

L'anello debole della povertà del prete

Alla morte del fondatore il numero dei preti del Prado suoi collaboratori si contava sulle dita della mano e appena sei anni dopo la metà di loro aveva lasciato l'Opera da lui fondata. Quello che, umanamente parlando, verrebbe da considerare come l'anello debole nella formazione di preti fu il filo rosso che mantenne unita la catena della vita di Padre Chevrier, il quale, prima con la vita e poi con l'insegnamento, ammonisce: "accontentarsi del necessario è la sintesi della vita evangelica" e "dove non c'è un po' di sofferenza non c'è vera povertà". Non solo all'epoca del fondatore del Prado, ma anche oggi la povertà del prete rischia di risultare l'anello debole, mentre si tratta della sfida per la Chiesa del prossimo millennio. La critica che ci rivolge Chevrier riguarda il rischio reale che corrono i singoli credenti e le comunità cristiane di essere troppo dipendenti dalle strutture e dagli strumenti che costano, mentre Gesù chiede ai suoi discepoli una povertà sincera e senza compromessi. Oggi si spende volentieri e ci si appoggia troppo sui mezzi, sulle cose: dalla ricerca di eleganza nelle pubblicazioni, ad un'esagerata funzionalità o originalità nella costruzione di chiese, cappelle, saloni, oratori, fino all'eccessiva dispendiosità delle iniziative pastorali. Occorre domandarci fino a che punto le comunità ecclesiali hanno fatto propria l'affermazione del Concilio Vaticano II: "Come Cristo ha compiuto la sua opera di redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza" (LG 8). La Presbyterorum Ordinis ricorda che anche i sacerdoti sono chiamati ad abbracciare la povertà volontaria, eliminando quanto può nuocere alla loro missione e tutto ciò che possa in qualsiasi modo indurre i poveri ad allontanarsi. Essa offre anche alcuni spunti pratici raccomandando un certo uso comune delle cose, "mediante il quale i presbiteri possono mettere lodevolmente in pratica lo spirito di povertà raccomandato da Cristo" (PO 17). E' molto significativo che il fondatore del Prado pensasse la "povertà del prete" a partire dall'orizzonte del Figlio e del Padre che hanno tutto in comune e che il sacerdote deve vivere tale comunione di beni nel suo ministero in mezzo ai poveri. Egli commentava la frase di Gesù, riportata da Gv 17,10: "Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie", dicendo che esprimeva molto bene come bisognava comportarsi nei riguardi dei beni della terra perché la vera povertà domanda che sappiamo "guardare tutte le cose come se appartenessero a Dio e ai poveri". Un paradosso della vita di Padre Chevrier fu che quest'uomo, spogliato da tutto, maneggiò più denaro di qualsiasi altro prete della diocesi di Lione. Per il fondatore del Prado la povertà del prete non diventò mai puritano disprezzo del denaro, ma il modo per "essere gli economi del buon Dio e i distributori dei beni dei poveri".

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